11/02/2008
baudelaire
10:02
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10/12/2007
torino 10 dicembre
torino offesa, nera di rabbia. fredda senza pudore. solo la sua atavica dignità le permette di non alzare il dito medio.
corteo, persone tante. non c'è bandiera che rappresenti più nessuno. alcune bandiere non ci sono nemmeno.
la rabbia è sorda ma parla, cazzo se parla. il lutto lo senti anche nei mattoni.
la misura è colma.
e ti accorgi che la pentola sta scoppiando. e stavolta non sarà piazza rose sesso e fantasia. non ce lo possiamo più permettere.
stavolta sarà guerra.
punto.

11:45
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10/09/2007
domande
nell'epoca in cui viviamo gli organi del potere ci interrogano senza posa, e certo non si può dire che siano animati esclusivamente da un'ideale brama di conoscenza. quando ci interpellano con le loro domande, non cercano il nostro contributo alla verità oggettiva nè, tanto meno, alla soluzione di questo o quel problema particolare. ciò che gli importa non è la nostra soluzione, bensì la nostra risposta. la differenza è importatante. assimila l'interrogazione all'interrogatorio. la scheda elettorale al questionario.
il nostro contemporaneo, che si vede costretto a riempire un questionario, è ben lontano dalla sicurezza. le sue risposte sono gravide di conseguenze; spesso decidono il suo destino. l'essere umano è ridotto al punto che da lui si pretendono le pezze d'appoggio destinate a mandarlo in rovina. e oggi bastano delle inezie a decidere la sua rovina.
le domande incalzano sempre più da vicino, si fanno sempre più assillanti, e sempre più importante diventa il modo in cui rispondiamo. non dobbiamo dimenticare che anche il silenzio è una risposta. ci chiedono perchè abbiamo taciuto alla tal ora nel tal luogo, e ci rilasciano una ricevuta per le nostre risposte. sono i dedali del tempo a cui nessuno può sfuggire.
è sorprendente come in tale situazione tutto diventi risposta, in questo senso particolare, e quindi materia di responsabilità.
ernst juenger, 1951
[e dopo questa botta di paranoia vado a farmi una birra ghiacciata. almeno il barista non mi chiede mai nulla, se non qualche spiccio per il conto, e in fondo un po' di compagnia. e quasi solo i baristi hanno la fondamentale discrezione di non fare domande. non quelle importanti almeno. e se tu hai proprio voglia di rispondere, lasciano scivolare le tue responsabilità fuori dalle loro orecchie. o le custodiscono in fondo al loro piccolo museo delle chincaglierie dei perdenti. zitti come tombe. per atavico rispetto della disperazione altrui]

17:20
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06/09/2007
time is on my side
l'autorità si esercita in molte forme. è un rapporto di forza in cui chi subisce fa il gioco di chi ottiene. l'autorità esige. esige lavoro, esige consenso, esige attenzione, o ammirazione. a volte esige anche sentimenti. ma soprattutto esige tempo. esige il tempo della tua giornata, misurato in orari, incentivi, retribuzioni, straordinari. per regolare questi rapporti di forza esistono i contratti in cui ognuno firma la sua resa e in cui viene stabilito il prezzo, perlopiù irrisorio, della propria vita. il lavoro è come il credito al consumo. i nullatenenti pagano con il tempo il fatto stesso di appartenere a un contesto. fin qui tutto bene, direbbe vinz. assodato dato di fatto. c'è poi un surplus, un di più, che a volte trasforma l'usurpatore in criminale. ed è la noncuranza. l'attitudine a farsi servire, a utilizzare il tempo altrui, oltre che per il "lavoro", con l'aggravante dei futili motivi. come puro gesto di autorità. come deliberato atto di offesa e di demarcazione del potere. per dimostrare che tu sei servo. non solo sottoposto e nullatenente, ma servo. questa attitudine è tipica soprattutto di chi predica bene e razzola (molto) male, dei moralisti, di chi si sente in una posizione di (anche misero, anche sbriciolato e patetico) potere. questo sprezzo è criminale. e come tale andrebbe trattato. a peggiorare le cose, quasi tutti questi (giovani) servi hanno un vizio capitale: hanno pietà dei loro padroni. in un perverso paternalismo al contrario. gassman-gianni perego nel finale di c'eravamo tanto amati (1974): "la nostra generazione ha fatto schifo". la nostra, caro gianni, non ha fatto nè sta facendo proprio un cazzo. caduti siamo già caduti, e da un palazzo molto alto. se continuiamo a dire "tutto bene", l'atterraggio sarà DAVVERO un problema.

15:25
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29/08/2007
cause perse
sempre adorato le cause perse. gli indifendibili. per spirito di bastian contrario. ma anche per salutare quantità di malinconia che c'è in un loser dichiarato, in un individuo senza talento, o fuori posto, fuori tempo, bistrattato, estraneo all'idea stessa di "coolness". questa mia perversione si è manifestata in vari modi, alcuni "alti", altri meno. al liceo tutti i miei compagni esteti si dedicavano al greco. e io sono diventato un latinista. sì, comprese le orride tragedie di seneca tra i più espressivi manifesti di decadenza. ho letto 10 volte i promessi sposi. sostenendo in ogni sede legale che il suo finale non è un lieto fine. e senza manzoni non avremo potuto mangiare l'acido di gadda. i miei scrittori preferiti sono tutti irregolari, quasi tutti sospetti di simpatie naziste di gioventù. mettevo su il techno-pop anni 80 quando il revival era ancora lungi dal riportare in auge la famigerata decade (che, tra parentesi, ha prodotto nei sotterranei la musica più inquieta e coraggiosa di sempre). in questi giorni sto riascoltando sergio caputo. le ha proprio tutte. alcolizzato terminale, meteora di sanremo, tastiere invereconde, sfiorato dal successo e poi condannato al ludibrio. eppure ha scritto alcune parole così piene di spleen che fanno quasi dolore. poco poco che uno sia tendende al modello "barfly", baretto tavolino bianchino birretta vecchietto derelitto spostato, e l'amore è cosa fatta. se fosse uscito ora suonerebbe un buon swing da piano bar, ma senza un'oncia di quel fascino stazzonato. consigliato quando la birra è tutta schiuma e la realtà ha inguaribili difetti di pronuncia.
ps. long live mauro repetto, l'uomo più disperato che ancora cammina sul globo terracqueo. ma questa è un'altra storia.

10:35
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28/08/2007
autoritratto (con scrivania)
il primo giorno di ufficio è troppo stordente per descriverlo. nel secondo c'è già più lucidità tra la nausea e la risacca gastrica e morale. dopotutto sembra solo una sedia. e un tavolo. e uno schermo. ma c'è tutta tutta tutta l'impotenza di un essere vivente dietro questi tre oggetti. di fatto sono un servo. e se posso ancora esprimere uno straccio di opinione, non mi va. faccio quel che posso per farmela passare. trasgredisco il trasgredibile. bevo troppo la sera, dormo poco, fumo dove è vietato, coltivo selettivi interessi, scrivo, dissento, leggo libri travianti di cervelli irregolari per dimensione e funzionamento, ho un mio modo di amare e di scopare, dico pubblicamente che dio è falso. per certi canoni vetero-ideologici ce ne sarebbe per fare di me un eretico, un sovversivo, un (udite udite) anarchico. ma la verità è che sono ancora in ufficio a fare il servo, addì 28 agosto 2007. tocca darsi un giro. l'aria puzza più dell'arte e non se ne può più.

10:53
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11/07/2007
de nihilo
mi piacerebbe sapere come vi immaginate il nulla. così a bruciapelo. forse una stanza vuota e bianca. forse un densissimo sillogismo di cioran sulla mancanza di senso. io lavoro in posto che sta sottoterra, sotto il cortile bellissimo di un bellissimo palazzo liberty. una stanza tonda (si chiama emiciclo, tecnicamente) dove un sacco di gente molto ben pagata fa azioni continuamente, parla, si muove, telefona, gesticola, sussurra, bisbiglia anche urla, si indigna, si costerna, sghignazza e fuma (nella temibile saletta fumatori ma non solo). di fianco (tecnicamente si chiamano barcacce) un sacco di gente molto meno ben pagata fa azioni continuamente, parla, si affanna, telefona, scrive mail, legge giornali, porta borse, fa fotocopie, risolve problemi, e commenta e sussurra, bisniglia, si fa le scarpe, fa l'elemosina, perora la propria causa, vende, si vende, si svende, comunica con l'interno e con l'esterno, si prostra, sbuffa, sospira e (raramente) si incazza. La somma di queste azioni è zero. forse è difficile da comprendere. ma tutto questo affanno non produce nulla. ore e ore e ore. parole, parole, parole. e non cambia un cazzo. questa è la mia definizione, non solo economica ma soprattutto esistenziale del nulla. un mondo autarchico autoreferenziale autoconservante in cui niente succede davvero. e nessuno pare risentirne. qualcuno forse, di là nel mondo reale, la chiama politica. ma a noi nel bunker non ce ne frega un cazzo, di quel che dicono là fuori.

in tutto ciò, br4d, nella ricorrenza del suo 100esimo (!!!!!) concerto dei nomadi (ebbene sì, le vie della follia sono fortunatamente e meravigliosamente infinite) stamattina fa la rivoluzione giocando con verità e utopia. gioco pericoloso indubbiamente...
09:35
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05/07/2007
500 di questi stronzi
you are, we car. toni epici, new deal, san marchionne, meltin' pot, operai in sciopero, falcone, borsellino, la stazione di bologna, qualche bambino di colore (negro?) se no non siamo abbastanza corretti, l'onnipresente pontefice (quello vecchio, il nuovo non se la sentono nemmeno quelli della fiat di mostrarlo in video), e in mezzo tanta gente normale, come quella che ieri ha affollato torino per un evento presentato come una festa nazionale e un evento storico. ed era la pubblicità di una macchina. come quella che per anni se l'è presa nel culo e continua imperterrita a prendersela nel culo. la nuova fiat appartiene a tutti noi. e mi sembra il minimo, visto quanto l'abbiamo pagata. ma tanto ora c'è montezemolo a far crociate contro gli evasori. che culo, nè?

questa mattina in cui il vento persiste, i figli crescono, le mamme imbiancano (e sbiancano), qualcuno è morto, qualcuno si sveglia, qualcuno è ancora sbronzo, qualcuno ci crede, qualcuno no, qualcuno è reduce dalle celebrazioni di stato di una macchina, questa mattina dicevo nina fa la rivoluzione ripetendoci una semplice verità: che tra tutti i figli di dio (?) ci sono un sacco di figli di puttana. alcuni sono sicuramente più interessanti di altri. il diavolo, per esempio. caino, per esempio.
10:45
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03/07/2007
revolution jukebox
perchè se devi sfasciare o anche costruire una qualsiasi cosa, in senso figurato o letterale, politico etico ludico metaforico metonimico metronomico o quant'altro, non ci sono cazzi...non puoi farlo senza musica nelle orecchie. nella stagione dell'ipod (quella dell'amore pissendlov è passata, e anche in questo siamo diventati egoisti) surclassatore del walkman per capacità di stoccaggio dati, forse abbiamo perso un po' di poesia ma abbiamo acquistato spazio.
se dovessi fare la rivoluzione stamattina ma proprio stamattina, cosa starei ascoltando? stamattina proprio stamattina, proprio perchè il martedì è la mia giornata più di merda della settimana, perchè non ho voglia di lavorare e allo stesso tempo odio il precariato (sì, almeno gli ossimori lasciameli, brad), perchè non ho visto la miseria ma sono sicuramente più triste e frustrato di quanto i miei siano mai stati, perchè una risata spero LI seppellirà... (non i miei, per carità...longlive...ma gli altri brutti e cattivoni del sistema...ihih) per tutti questi motivi stamattina voglio sentire e vedermi negli schermi del cervello peter sellers che balla in accappatoio rosso in una piscina piena di schiuma nella villa devastata di un produttore di hollywood...una delle scene più gioiosamente anarchiche della storia del cinema...ladies and gentlemen...here comes THE PARTY!

se volete mandarmi le vostre canzoni da mattine (o sere, il pomeriggio è per la siesta) rivoluzionarie, fatelo su sister.morphine@virgilio.it, vi pubblicherò volentieri...
mentre la bresso vuole fare il limonte (liguria+piemonte) ebbra di federalismo fiscale (ma limonte non si può sentire, daai...trooppo brutto), honey stamattina fa la rivoluzione con un'altra mercedes. guida janis. destinazione il chelsea hotel...
mentre per una singola volta il monviso si vede (ebbene sì, c'è il vento, sun is shining and the weather is sweet, quelle due giornate all'anno capita anche a torino), frenk(lauerberg) stamattina fa la rivoluzione con il cha cha cha. suonano i detroit cobras...this is rock n' roll radio, stay tuned for more rock n' roll...
10:35
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25/06/2007
make it rain
avevamo il sesso il socialismo ed il gt. no quelli erano i nostri. noi avevamo chernobyl, l'eroina e l'aids. questione di feeling. o di culo. spersi più che persi. precari piccoli soli neri calimeri. e vi sembra un buon motivo per non guardare in faccia questo lunedì, piantargli gli occhi addosso, due occhi cattivi e sfidarlo? you fucked-up monday shit-eating pig, what's wrong with you? any problems? la lamentazione è un salutare mantra. ma ora servirebbe qualcosina in più. tipo rompere lo specchio, fare un'azione assolutamente futile e stupida, o almeno un tantinello surreale.
alzare gli occhi al cielo, non in preghiera, dio liberi! al massimo per sfida, o training autogeno. in un procace, vitale vitalistico, fallace, velleitario, mulinaventesco, causaperdutesco urlo. mio urlo. dal profondo della tufa e del grigio-che-non-vedi-manco-il-monviso-anche-se-non-c'è-una-nuvola-cazzo. guarda il dito e non la luna, che la luna la guardano tutti. e il dito è quello medio.
I'm not Abel, I'm just Cain, open up the heaven, make it rain!

09:35
Scritto da: sister.morphine
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