12/09/2007
la strada
con la prima luce grigiastra l'uomo si alzò, lasciò il bambino addormentato e uscì sulla strada, si accovacciò e studiò il territorio a sud. arido, muto, senza dio. gli pareva che fosse ottobre ma non ne era sicuro. erano anni che non possedeva un calendario. si stavano spostando verso sud. lì non sarebbero sopravvissuti a un altro inverno.
[finalmente, la strada. comunque vanno. e la morte che sono non la sanno]

10:14
Scritto da: sister.morphine
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10/09/2007
domande
nell'epoca in cui viviamo gli organi del potere ci interrogano senza posa, e certo non si può dire che siano animati esclusivamente da un'ideale brama di conoscenza. quando ci interpellano con le loro domande, non cercano il nostro contributo alla verità oggettiva nè, tanto meno, alla soluzione di questo o quel problema particolare. ciò che gli importa non è la nostra soluzione, bensì la nostra risposta. la differenza è importatante. assimila l'interrogazione all'interrogatorio. la scheda elettorale al questionario.
il nostro contemporaneo, che si vede costretto a riempire un questionario, è ben lontano dalla sicurezza. le sue risposte sono gravide di conseguenze; spesso decidono il suo destino. l'essere umano è ridotto al punto che da lui si pretendono le pezze d'appoggio destinate a mandarlo in rovina. e oggi bastano delle inezie a decidere la sua rovina.
le domande incalzano sempre più da vicino, si fanno sempre più assillanti, e sempre più importante diventa il modo in cui rispondiamo. non dobbiamo dimenticare che anche il silenzio è una risposta. ci chiedono perchè abbiamo taciuto alla tal ora nel tal luogo, e ci rilasciano una ricevuta per le nostre risposte. sono i dedali del tempo a cui nessuno può sfuggire.
è sorprendente come in tale situazione tutto diventi risposta, in questo senso particolare, e quindi materia di responsabilità.
ernst juenger, 1951
[e dopo questa botta di paranoia vado a farmi una birra ghiacciata. almeno il barista non mi chiede mai nulla, se non qualche spiccio per il conto, e in fondo un po' di compagnia. e quasi solo i baristi hanno la fondamentale discrezione di non fare domande. non quelle importanti almeno. e se tu hai proprio voglia di rispondere, lasciano scivolare le tue responsabilità fuori dalle loro orecchie. o le custodiscono in fondo al loro piccolo museo delle chincaglierie dei perdenti. zitti come tombe. per atavico rispetto della disperazione altrui]

17:20
Scritto da: sister.morphine
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06/09/2007
time is on my side
l'autorità si esercita in molte forme. è un rapporto di forza in cui chi subisce fa il gioco di chi ottiene. l'autorità esige. esige lavoro, esige consenso, esige attenzione, o ammirazione. a volte esige anche sentimenti. ma soprattutto esige tempo. esige il tempo della tua giornata, misurato in orari, incentivi, retribuzioni, straordinari. per regolare questi rapporti di forza esistono i contratti in cui ognuno firma la sua resa e in cui viene stabilito il prezzo, perlopiù irrisorio, della propria vita. il lavoro è come il credito al consumo. i nullatenenti pagano con il tempo il fatto stesso di appartenere a un contesto. fin qui tutto bene, direbbe vinz. assodato dato di fatto. c'è poi un surplus, un di più, che a volte trasforma l'usurpatore in criminale. ed è la noncuranza. l'attitudine a farsi servire, a utilizzare il tempo altrui, oltre che per il "lavoro", con l'aggravante dei futili motivi. come puro gesto di autorità. come deliberato atto di offesa e di demarcazione del potere. per dimostrare che tu sei servo. non solo sottoposto e nullatenente, ma servo. questa attitudine è tipica soprattutto di chi predica bene e razzola (molto) male, dei moralisti, di chi si sente in una posizione di (anche misero, anche sbriciolato e patetico) potere. questo sprezzo è criminale. e come tale andrebbe trattato. a peggiorare le cose, quasi tutti questi (giovani) servi hanno un vizio capitale: hanno pietà dei loro padroni. in un perverso paternalismo al contrario. gassman-gianni perego nel finale di c'eravamo tanto amati (1974): "la nostra generazione ha fatto schifo". la nostra, caro gianni, non ha fatto nè sta facendo proprio un cazzo. caduti siamo già caduti, e da un palazzo molto alto. se continuiamo a dire "tutto bene", l'atterraggio sarà DAVVERO un problema.

15:25
Scritto da: sister.morphine
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