29/08/2007

the road (apettando cormac)

So now I'm goin' back again,
I got to get to her somehow.
All the people we used to know
They're an illusion to me now.
Some are mathematicians
Some are carpenter's wives.
Don't know how it all got started,
I don't know what they're doin' with their lives.
But me, I'm still on the road
Headin' for another joint
We always did feel the same,
We just saw it from a different point of view,
Tangled up in blue.

43969f2dfcb30a997570845d43135722.jpg

 


podcast

cause perse

sempre adorato le cause perse. gli indifendibili. per spirito di bastian contrario. ma anche per salutare quantità di malinconia che c'è in un loser dichiarato, in un individuo senza talento, o fuori posto, fuori tempo, bistrattato, estraneo all'idea stessa di "coolness". questa mia perversione si è manifestata in vari modi, alcuni "alti", altri meno. al liceo tutti i miei compagni esteti si dedicavano al greco. e io sono diventato un latinista. sì, comprese le orride tragedie di seneca tra i più espressivi manifesti di decadenza. ho letto 10 volte i promessi sposi. sostenendo in ogni sede legale che il suo finale non è un lieto fine. e senza manzoni non avremo potuto mangiare l'acido di gadda. i miei scrittori preferiti sono tutti irregolari, quasi tutti sospetti di simpatie naziste di gioventù. mettevo su il techno-pop anni 80 quando il revival era ancora lungi dal riportare in auge la famigerata decade (che, tra parentesi, ha prodotto nei sotterranei la musica più inquieta e coraggiosa di sempre). in questi giorni sto riascoltando sergio caputo. le ha proprio tutte. alcolizzato terminale, meteora di sanremo, tastiere invereconde, sfiorato dal successo e poi condannato al ludibrio. eppure ha scritto alcune parole così piene di spleen che fanno quasi dolore. poco poco che uno sia tendende al modello "barfly", baretto tavolino bianchino birretta vecchietto derelitto spostato, e l'amore è cosa fatta. se fosse uscito ora suonerebbe un buon swing da piano bar, ma senza un'oncia di quel fascino stazzonato. consigliato quando la birra è tutta schiuma e la realtà ha inguaribili difetti di pronuncia.

ps. long live mauro repetto, l'uomo più disperato che ancora cammina sul globo terracqueo. ma questa è un'altra storia.

d18ec0948c8a7ab46d537b9be02c6165.jpg

28/08/2007

autoritratto (con scrivania)

il primo giorno di ufficio è troppo stordente per descriverlo. nel secondo c'è già più lucidità tra la nausea e la risacca gastrica e morale. dopotutto sembra solo una sedia. e un tavolo. e uno schermo. ma c'è tutta tutta tutta l'impotenza di un essere vivente dietro questi tre oggetti. di fatto sono un servo. e se posso ancora esprimere uno straccio di opinione, non mi va. faccio quel che posso per farmela passare. trasgredisco il trasgredibile. bevo troppo la sera, dormo poco, fumo dove è vietato, coltivo selettivi interessi, scrivo, dissento, leggo libri travianti di cervelli irregolari per dimensione e funzionamento, ho un mio modo di amare e di scopare, dico pubblicamente che dio è falso. per certi canoni vetero-ideologici ce ne sarebbe per fare di me un eretico, un sovversivo, un (udite udite) anarchico. ma la verità è che sono ancora in ufficio a fare il servo, addì 28 agosto 2007. tocca darsi un giro. l'aria puzza più dell'arte e non se ne può più.

184567811d1bf18f9f27cba527495df3.jpg

 

 

08/08/2007

ennui

sai com'è. avevo voglia di guardare di sotto. di aprire il libro e farlo sventolare dal vento del treno dal finestrino spalancato. tante parole lette, e qualcuna scritta in questi giorni. giorni pigri che passano lenti sotto il baobab e i palazzi. stimoli incoerenti, come sempre. rivoluzione e accidia tra le febbri del cuore di tenebra e le parole in dialetto. sti cazzo di libri che riescono sempre a prenderti in mezzo, vero serge? alla fine ne facciamo di discorsi. parliamo per non saper far altro. è già qualcosa, direbbe qualcuno. almeno non è silenzio o una testa di porco con le mosche intorno adorata come un dio. e sentirsi ottocenteschi e quasi un po' vergini. privi di modernità. sarebbe bello. ma io non parlo di te, io parlo d'altro. in questa stanza vuota con i manifesti appesi il balconcino muto e il ronzio del ventilatore.

ce mortel ennui...

b1f1e2e8e6fe8a0eef7c160f96c64ab2.jpg

 


podcast

e ste cazzo di gitanes...

06/08/2007

dead boys



Quando sarò morto
che non vi venga in mente
di mettere manifesti:
è morto serenamente
o dopo lunga sofferenza
o peggio ancora in grazia di dio.
Io sono morto
per la vostra presenza.

salvatore toma, morto di cirrosi, morto giovane (qualunque cosa voglia dire questa parola)

podcast

(il finale di hana-bi di kitano)

4566453af98940fe884f1f28eec08811.jpg

Tutti gli articoli