13/02/2008

non cedere

tutto ha un prezzo. banalità, ovvietà. prima di tutto capire se si è disposti a pagarlo. e se sì, pagarlo. davvero. subito, senza sgarro e non a rate. i creditori sono la peggior specie possibile di zanzare. di quelle che attaccano la malaria e poi la morte. tutta una questione di scelte. banalità, ovvietà. e un po' di disciplina serve anche agli anarchici, ai ribelli, ai ramones, ai miti. dopotutto se ti dici sempre di sì che gusto c'è? mai essere filogovernativi con sè stessi. mai cedere, nè al primo nè al secondo round, almeno.

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11/02/2008

baudelaire

è necessario vivere. bisogna scrivere.

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21/01/2008

la vita è come la verità

la mia frase rimase sospesa. io, non mi aspettavo più niente dalla vita. l'avevo solo prevista così com'era, un giorno. e avevo finito per amarla. senza colpa, senza rimorsi, senza timore. semplicemente. la vita è come la verità. si prende ciò che si trova. spesso si trova ciò che si è dato. non è poi così complicato. rosa, la donna che per tanti anni aveva vissuto con me, prima di lasciarmi mi disse che avevo una visione limitata del mondo. era vero. ma ero ancora vivo e bastava niente per rendermi felice. morto, non sarebbe cambiato un granchè.

izzo (che qualcuno l'abbia in gloria)

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10/12/2007

torino 10 dicembre

torino offesa, nera di rabbia. fredda senza pudore. solo la sua atavica dignità le permette di non alzare il dito medio.

corteo, persone tante. non c'è bandiera che rappresenti più nessuno. alcune bandiere non ci sono nemmeno.

la rabbia è sorda ma parla, cazzo se parla. il lutto lo senti anche nei mattoni.

la misura è colma.

e ti accorgi che la pentola sta scoppiando. e stavolta non sarà piazza rose sesso e fantasia. non ce lo possiamo più permettere.

stavolta sarà guerra.

punto.

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12/09/2007

la strada

con la prima luce grigiastra l'uomo si alzò, lasciò il bambino addormentato e uscì sulla strada, si accovacciò e studiò il territorio a sud. arido, muto, senza dio. gli pareva che fosse ottobre ma non ne era sicuro. erano anni che non possedeva un calendario. si stavano spostando verso sud. lì non sarebbero sopravvissuti a un altro inverno.

[finalmente, la strada. comunque vanno. e la morte che sono non la sanno]

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10/09/2007

domande

nell'epoca in cui viviamo gli organi del potere ci interrogano senza posa, e certo non si può dire che siano animati esclusivamente da un'ideale brama di conoscenza. quando ci interpellano con le loro domande, non cercano il nostro contributo alla verità oggettiva nè, tanto meno, alla soluzione di questo o quel problema particolare. ciò che gli importa non è la nostra soluzione, bensì la nostra risposta. la differenza è importatante. assimila l'interrogazione all'interrogatorio. la scheda elettorale al questionario.

il nostro contemporaneo, che si vede costretto a riempire un questionario, è ben lontano dalla sicurezza. le sue risposte sono gravide di conseguenze; spesso decidono il suo destino. l'essere umano è ridotto al punto che da lui si pretendono le pezze d'appoggio destinate a mandarlo in rovina. e oggi bastano delle inezie a decidere la sua rovina.

le domande incalzano sempre più da vicino, si fanno sempre più assillanti, e sempre più importante diventa il modo in cui rispondiamo. non dobbiamo dimenticare che anche il silenzio è una risposta. ci chiedono perchè abbiamo taciuto alla tal ora nel tal luogo, e ci rilasciano una ricevuta per le nostre risposte. sono i dedali del tempo a cui nessuno può sfuggire.

è sorprendente come in tale situazione tutto diventi risposta, in questo senso particolare, e quindi materia di responsabilità.

ernst juenger, 1951

[e dopo questa botta di paranoia vado a farmi una birra ghiacciata. almeno il barista non mi chiede mai nulla, se non qualche spiccio per il conto, e in fondo un po' di compagnia. e quasi solo i baristi hanno la fondamentale discrezione di non fare domande. non quelle importanti almeno. e se tu hai proprio voglia di rispondere, lasciano scivolare le tue responsabilità fuori dalle loro orecchie. o le custodiscono in fondo al loro piccolo museo delle chincaglierie dei perdenti. zitti come tombe. per atavico rispetto della disperazione altrui]

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06/09/2007

time is on my side

l'autorità si esercita in molte forme. è un rapporto di forza in cui chi subisce fa il gioco di chi ottiene. l'autorità esige. esige lavoro, esige consenso, esige attenzione, o ammirazione. a volte esige anche sentimenti. ma soprattutto esige tempo. esige il tempo della tua giornata, misurato in orari, incentivi, retribuzioni, straordinari. per regolare questi rapporti di forza esistono i contratti in cui ognuno firma la sua resa e in cui viene stabilito il prezzo, perlopiù irrisorio, della propria vita. il lavoro è come il credito al consumo. i nullatenenti pagano con il tempo il fatto stesso di appartenere a un contesto. fin qui tutto bene, direbbe vinz. assodato dato di fatto. c'è poi un surplus, un di più, che a volte trasforma l'usurpatore in criminale. ed è la noncuranza. l'attitudine a farsi servire, a utilizzare il tempo altrui, oltre che per il "lavoro", con l'aggravante dei futili motivi. come puro gesto di autorità. come deliberato atto di offesa e di demarcazione del potere. per dimostrare che tu sei servo. non solo sottoposto e nullatenente, ma servo. questa attitudine è tipica soprattutto di chi predica bene e razzola (molto) male, dei moralisti, di chi si sente in una posizione di (anche misero, anche sbriciolato e patetico) potere. questo sprezzo è criminale. e come tale andrebbe trattato. a peggiorare le cose, quasi tutti questi (giovani) servi hanno un vizio capitale: hanno pietà dei loro padroni. in un perverso paternalismo al contrario. gassman-gianni perego nel finale di c'eravamo tanto amati (1974): "la nostra generazione ha fatto schifo". la nostra, caro gianni, non ha fatto nè sta facendo proprio un cazzo. caduti siamo già caduti, e da un palazzo molto alto. se continuiamo a dire "tutto bene", l'atterraggio sarà DAVVERO un problema.

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29/08/2007

the road (apettando cormac)

So now I'm goin' back again,
I got to get to her somehow.
All the people we used to know
They're an illusion to me now.
Some are mathematicians
Some are carpenter's wives.
Don't know how it all got started,
I don't know what they're doin' with their lives.
But me, I'm still on the road
Headin' for another joint
We always did feel the same,
We just saw it from a different point of view,
Tangled up in blue.

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cause perse

sempre adorato le cause perse. gli indifendibili. per spirito di bastian contrario. ma anche per salutare quantità di malinconia che c'è in un loser dichiarato, in un individuo senza talento, o fuori posto, fuori tempo, bistrattato, estraneo all'idea stessa di "coolness". questa mia perversione si è manifestata in vari modi, alcuni "alti", altri meno. al liceo tutti i miei compagni esteti si dedicavano al greco. e io sono diventato un latinista. sì, comprese le orride tragedie di seneca tra i più espressivi manifesti di decadenza. ho letto 10 volte i promessi sposi. sostenendo in ogni sede legale che il suo finale non è un lieto fine. e senza manzoni non avremo potuto mangiare l'acido di gadda. i miei scrittori preferiti sono tutti irregolari, quasi tutti sospetti di simpatie naziste di gioventù. mettevo su il techno-pop anni 80 quando il revival era ancora lungi dal riportare in auge la famigerata decade (che, tra parentesi, ha prodotto nei sotterranei la musica più inquieta e coraggiosa di sempre). in questi giorni sto riascoltando sergio caputo. le ha proprio tutte. alcolizzato terminale, meteora di sanremo, tastiere invereconde, sfiorato dal successo e poi condannato al ludibrio. eppure ha scritto alcune parole così piene di spleen che fanno quasi dolore. poco poco che uno sia tendende al modello "barfly", baretto tavolino bianchino birretta vecchietto derelitto spostato, e l'amore è cosa fatta. se fosse uscito ora suonerebbe un buon swing da piano bar, ma senza un'oncia di quel fascino stazzonato. consigliato quando la birra è tutta schiuma e la realtà ha inguaribili difetti di pronuncia.

ps. long live mauro repetto, l'uomo più disperato che ancora cammina sul globo terracqueo. ma questa è un'altra storia.

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28/08/2007

autoritratto (con scrivania)

il primo giorno di ufficio è troppo stordente per descriverlo. nel secondo c'è già più lucidità tra la nausea e la risacca gastrica e morale. dopotutto sembra solo una sedia. e un tavolo. e uno schermo. ma c'è tutta tutta tutta l'impotenza di un essere vivente dietro questi tre oggetti. di fatto sono un servo. e se posso ancora esprimere uno straccio di opinione, non mi va. faccio quel che posso per farmela passare. trasgredisco il trasgredibile. bevo troppo la sera, dormo poco, fumo dove è vietato, coltivo selettivi interessi, scrivo, dissento, leggo libri travianti di cervelli irregolari per dimensione e funzionamento, ho un mio modo di amare e di scopare, dico pubblicamente che dio è falso. per certi canoni vetero-ideologici ce ne sarebbe per fare di me un eretico, un sovversivo, un (udite udite) anarchico. ma la verità è che sono ancora in ufficio a fare il servo, addì 28 agosto 2007. tocca darsi un giro. l'aria puzza più dell'arte e non se ne può più.

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